venerdì 9 novembre 2007

Un Corso di Perfezionamento su Social Software e Web 2.0 per la Didattica

















Iniziamo allora questa avventura. Abbiamo già molti iscritti e la cosa mi fa piacere perchè evidentemente il tema è molto sentito. Speriamo di riuscire a costruire assieme un Corso efficace e ricco di stimoli. Io ci credo. Qui sotto tutte le informazioni per chi volesse partecipare a questa esperienza.

OBIETTIVI

Il profilo che si intende formare riguarda una figura esperta nella conoscenza e nella gestione delle funzioni del Web 2.0 secondo un modello collaborativo, basato sui software sociali per la creazione e la condivisione di risorse on-line. Oggi infatti chi apprende deve riuscire a "costruire" il proprio ambiente di apprendimento sia attraverso l'aggregazione di stimoli che provengono dalle tradizionali istituzioni educative, sia con il ricco universo informale della Rete, in continua evoluzione.

La "vision" del corso si situa perciò in quest'ottica di appropriazione del rapido mutamento tecnologico, che tende a modificare i contesti dell'apprendimento tradizionali, e vuole nel contempo suggerire una riflessione critica sul valore aggiunto dei social software: si tratta cioè di imparare a costruire dei veri e propri "Personal Learning Environment" (PLE), ovvero degli ambienti che ci permettano di gestire in maniera adeguata il nostro processo di relazione sociale e di life-long learning nella Rete, e al tempo stesso di acquisire le competenze per poterne guidare la costruzione in ambiti formativi e didattico-disciplinari.

Il corsista alla fine del percorso avrà quindi la capacità di conoscere, valutare e gestire strumenti del Web 2.0 , curando in modo particolare:

-la loro integrazione nello specifico contesto di lavoro(Aziende, Pubbliche Amministrazioni, Università, Scuole, Agenzie di formazione professionale, ecc.);

-l'organizzazione metodologica e culturale dei contenuti disciplinari (strutturazione di moduli ecc.) e le dinamiche comunicative (interazione, processi) a supporto dei processi di apprendimento in rete;

-i criteri di selezione e gestione delle risorse impiegate in rete;

-i criteri di valutazione e monitoraggio dei relativi interventi formativi.

Le attività del corso saranno sviluppate in un ambiente software atto a costruire tra i corsisti stessi una comunità di apprendimento utile per la condivisione di percorsi di lavoro comuni, esperienze condivise, scaffolding reciproco.

ATTIVITà DIDATTICA
I moduli didattici si svolgono da gennaio a settembre con attività collaborative guidate in ambiente online ; segue una fase di attività individuale o di piccolo gruppo (project work), con il supporto di tutor esperti.

Il project work sarà finalizzato alla sperimentazione diretta di quanto appreso nei moduli, ed all'incontro finale.

Il corso è finalizzato alla formazione della figura esperto nella gestione di Social Software e Web 2.0 per la didattica.

Il percorso formativo complessivo si compone di moduli didattici elementari per l'acquisizione delle necessarie competenze per utilizzo e gestione dei più recenti software e servizi su Web finalizzati alla:

- costruzione collaborativa della conoscenza (Wiki, Wikipedia);
-
comunicazione e condivisione (Blog, podcasting, video e Digital Storytelling);
-
condivisione di risorse (immagini, link, libri: Flickr, Delicious, LibraryThing, Anobii);
-
ricerca, selezione e aggregazione di informazioni (funzioni di Google, RSS e NewsReaders, NetVibes ed altri aggregatori);
-
informazioni georeferenziate (Google Earth e le mappe condivise).
-
costruzione di Reti Sociali (Ning ed altri)


Dall'integrazione di questi conoscenze e competenze, attraverso specifiche attività di "mashups " (un'applicazione web di tipo ibrido, cioè tale da includere dinamicamente informazioni o contenuti provenienti da più fonti) si sviluppano le competenze di base della figura che il corso di perfezionamento intende formare, e si forniscono nel contempo le basi teoriche e concrete per poter costruire con esse delle vere e prorie comunità di pratiche on-line.

Per l'iscrizione ed altre informazioni:
http://www.educazione.unipd.it/perfezionamento/social_software/iscrizione.html


I S C R I Z I O N E
La scadenza delle domande di ammissione è fissata per il giorno 17 dicembre 2007 (ore 10.00 chiusura procedura on-line – ore 13.00 consegna domanda cartacea). La quota di iscrizione ammonta a 523,12 euro.Il numero minimo di iscrizioni al Corso è pari a 15, il massimo a 100.

La struttura alla quale il candidato deve consegnare o spedire la domanda è: Servizio Formazione Post Lauream, Via Ugo Bassi 1 – 35131 Padova. Orari di apertura sportello: tutte le mattine dal lunedì al venerdì dalle10.00 alle 12.30, il martedì anche dalle 15.00 alle 16.30, il giovedì orario continuato dalle 10.00 alle 15.00. Saranno accettate solo le domande inserite via web (www.unipd.it/unienter), stampate, firmate in originale e pervenute all’indirizzo indicato entro e non oltre le ore 13.00 del 17 dicembre 2007.

La busta dovrà recare la seguente dicitura: “contiene documentazione per il corso in Social software e web 2.0 per la didattica.”. Utilizzare l’etichetta fornita con la domanda di iscrizione.

I N F O R M A Z I O N I
Telefono: 049 8271736……………………………
E-mail: news.formazione@scform.unipd.it
www.educazione.unipd.it/social_software




mercoledì 17 ottobre 2007

Teatro-lezione sulle tecnologie

Facciamo un esperimento: quando tecnologie, emozioni e ricordi si incontrano, cosa succede? Lo sapremo Mercoledì a Padova.

Un viaggio affettivo nelle Tecnologie, dal pennino al Personal Computer

I ricordi dei docenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova, saranno rappresentati sul palcoscenico in un percorso di memoria ed affettività il cui filo conduttore sono le tecnologie utilizzate a scuola. Seguirà una tavola rotonda presieduta dal prof. Luciano Galliani e dal prof. Corrado Petrucco che apriranno il dibattito con il pubblico sui temi trattati nella serata teatrale.
L'ingresso è libero, vi aspetto.



domenica 24 giugno 2007

Metadati & Ornitorinchi


Ho ricevuto una mail di Duval che mi chiede la ragione della mia posizione fortemente critica sui LOM (Learning Object Metadata) riguardo il suo intervento al convegno EDEN (Napoli) e chiarisce la sua "vision" in merito sostenendo che "The point I tried to make is rather that LOM should be more hidden from end users. Metadata remain more crucial than ever though to enable sophisticated functionalities." (vedi post precedente).
Io non credo che questo sia il punto. I metadati qualcuno, li dovrà pur inserire. Il problema è che l'utente finale non ha nessuna voglia di inserire 80 campi di spedifiche per ogni LO e spesso non ne condivide o non ne capisce la classificazione.
Se li inserisce un "esperto" o un bibliotecario egualmente si corre il rischio di ottenere una categorizzazione del tutto arbitraria perchè il bibliotecario *non è l'utilizzatore* e non è in grado di interpretare i contesti d'uso esplicitandoli con keywords adeguate. La soluzione probabilmente sta in un utilizzo ragionevole di una folksonomia accompagnata da una base standard di metadati (quelli Dublin core vanno bene , ad es.)
Che della difficoltà di inserire ed utilizzare i LOM sia convinto anche lui ne sono certo, anche se pensa ancora che il problema principale stia solo nella "noia" di compilare i campi:

June 1st, 2007
http://ariadne.cs.kuleuven.be/wordpress/eduval/?p=200
"One of our lessons in this category, to “lead by example”: I personally tried for many years to convince people to contribute extensive amounts of metadata, in order to describe their resources. I was actually sometimes kind of successful: people did enter the metadata in the electronic forms we provided. But the problem was that this success was always short-lived: after a few weeks, they would revert back to not entering anything beyond the very basic title and maybe the author information. After a long time and much resistance, I concluded that “electronic forms must die” and that we need to find other ways to collect the metadata.That was a very tedious process, but it did lead to our quite successful work on automatic metadata generation." [Duval]

in realtà il problema sta sopratutto a monte, proprio nell'atto di stabilire una classificazione adeguata per un oggetto: le keywords scelte sono infatti idiosincratiche e rispecchiano i contesti d'uso e le semantiche tipiche di una comunità.
Per non parlare del tema dell'intenzionalità: se siete persi sotto il sole giaguaro dell'Australia e cercate "ombra" questo è un tag che vorreste appiccicato alla definizione di "albero", mentre se cercate qualcosa da bruciare per scaldarvi probabilmente vi viene in mente il tag "legna"...potrebbe anche capitarvi di aver fame e trovare uno strano animale che si chiama ornitorinco: purtroppo siete di gusti difficili e non mangiate carne di mammifero. Chiedete al vostro amico aborigeno e vi dice che lo strano animale allatta i piccoli, ma fa le uova, ha il becco d'anatra ma il peolo da castoro....purtroppo il collegamento satellitare ad Internet non funziona ed il vostro dubbio sulla tassonomia delle scienze naturali dovrà rimanere irrisolto fino a che tornate in città. Intanto però non riuscite a staccare gli occhi dalla povera bestiola che sta arrostendo sul fuoco prontamente acceso dall'aborigeno e da cui si sprigiona un profumino delizioso...
...potreste anche decidere che il tag più adatto adesso è senz'altro la parola... "cibo".

sabato 16 giugno 2007

Dopo l'EDEN

Di ritorno da una settimana intensa conclusa con la partecipazione a Napoli ad EDEN 2007 "New learning 2.0" provo a tirare le somme.
Sarò cattivo.
Devo dire che mi aspettavo qualcosa di più: pochi interventi di carattere teorico che possano costituire un punto di riferimento e molti report di sperimentazioni nell'uso di Blog e Wiki ed altri strumenti del Web 2.0. Purtroppo neanche le presentazioni della sessione plenaria sono state all'altezza di una conferenza così prestigiosa. Teemu Arina, giovane star dei congressi sul Web 2.0, pur con una presentazione molto curata gtraficamente, proponeva i soliti riferimenti al formale-informale e alla serendipità della Rete alla fine la pubblicità alla sua azienda di consulenza.

Erik Duval presidente del fallimentare progetto fondazione europea Ariadne ora si scusa e dopo 5 anni e milioni di euro investiti dice che forse abbiamo sbagliato, costringere le persone a riempire 80 campi di metadati per descrivere i learning object è stato un errore... e quindi ora propone una "federated research" con repositori inglobati da mezzo mondo e ricerche semplificate (staremo a vedere, del resto cosa si può pretendere da uno che è tuttora technical editor dei famigerati LOM - IMS Learning Object Metadata, quelli, tanto per intenderci che hanno inserito campi sul "grado di granularità" o sulla "densità semantica" di un LO?).

E poi Graham Moore che critica Wikipedia associandola ad Orwell di 1984 per cui se la maggioranza dice che due più due fa cinque questa diviene la verità ufficiale (critica un pochino esagerata vero?) Per non parlare della solita storia del "vino vecchio nella bottiglia nuova",
"il web 2.0 sì però.. conta il metodo, come si gestisce il processo di apprendimento..", eccetera eccetera...cose certamente vere, ma dimostrando di non capire l'essenza fondamentalmente diversa dei social software e le "affordance" che si trascinano con sè.

Ancora non hanno capito che le tecnologie modellano le nostre menti e quindi le nostre azioni:
pensate solo a come facevamo le foto prima di comprare la macchina fotografica digitale, stavamo molto attenti a scattare, una volta impressa nella pellicola l'immagine vi restava per sempre, il risultato si vedeva solo a foto stampata e poi un rullino ne conteneva al massimo 36. Oggi invece se ne possono scattare tante quante ne contiene la memoria a disposizione (virtualmente illimitata) e con molte esposizioni per ogni soggetto. Con il risultato che la qualità media è migliorata, non perchè siamo migliorati noi nella difficile arte della fotografia, ma semplicemente perchè su decine (o centinaia) di scatti di uno stesso soggetto possiamo scegliere quelli che sono risultati migliori. Insomma è cambiato il modo in cui facciamo le foto perchè le digitali ci garantiscono molti più gradi di libertà e anche i non professionisti possono avere delle soddisfazioni senza spendere un capitale.

Peccato infine per Freedman della Blackboard che non è potuto essere presente: il suo intervento "Incorporating 2.0 technologies, horizontal communities and human capital frameworks into the higher education setting" l'avrei sentito con interesse per molti motivi, non ultimo capire se il loro tentativo di integrare il web 2.0 nelle piattaforme avrà successo o meno.

***AGGIORNAMENTO direttamente da E. Duval che riporto qui:

Not sure how reliable the automated translation from Italian is, but google and babelfish both suggest you call ARIADNE "bankrupt"? I'm happy to point out that the ARIADNE Foundation (not project) is alive and well :-)

And maybe it wasn't clear from my presentation, but we rely on LOTS of metadata, LOM and others, to help people find relevant resources. LOM is certainly not "ill-famed" in the large communities that I work with. The point I tried to make is rather that LOM should be more hidden from end users. Metadata remain more crucial than ever though to enable sophisticated functionalities.

Just a clarification...

domenica 3 giugno 2007

Le nuove competenze per i docenti 2.0


Da tempo mi sto chiedendo quali dovrebbero essere le competenze per i docenti che volessero integrare i social software nella didattica quotidiana.
Il che significa in ultima analisi più che di competenze meramente tecniche nell'utilizzo di Blog, Wiki o altri social tagging tools, ragionare di: partecipazione, etica, information literacy. La tecnologia fornisce degli affordance, ma sta a noi indirizzare queste opportunità in un contesto di apertura e rispetto per gli altri.
I social software devono servire a ri-costruire quel senso di comunità che nel mondo reale si è perso. Lo possono fare se le persone capiscono il senso delle decisioni e delle azioni che le istituzioni intraprendono. E' per questo che i social software dovranno costituire finalmente l'anello mancante tra scuola e società: la partecipazione al mondo dell'informale è la chiave.

Proviamo a discutere su questo.

giovedì 10 maggio 2007

Ermeneutica di Twitter

Da quando sento parlare di Twitter mi torna spesso alla mente la parola "sincronicità". Ricordo a questo proposito con nostalgia l'uscita molti anni fa di un meraviglioso album dei Police, Synchronicity, che voleva inqualche modo rendere omaggio a C. G. Jung e alle sue ricerche sulle "coincidenze" occorrenze contemporanee di eventi nella nostra vita e la loro relazione con l'inconscio. Perchè la mente mi ha proposto questa associazione? Ci ho pensato. Il motto di Twitter è "Cosa stai facendo ora?". Cosa mi spinge a scrivere un breve messaggio che descrive cosa sto facendo, i miei sentimenti, i singoli istanti di vita? E cosa mi spinge a leggere i messaggi degli altri? Sicuramente è la curiosità, la voglia di entrare nella vita degli altri, anche se solo per un momento, e partecipare alle loro emozioni. E se, incidentalmente, eventi ed emozioni coincidono con le nostre, scatta quel senso di condivisione ed appartenenza e che ci fa riconoscere come appartenenti ad un unico flusso universale, carico di una forza vitale immensa, apparentemente indistinto e caotico ma in cui si distinguono delle correnti comuni.
Ma non è solo questo, Twitter non ha effettivamente alcuna funzione
pragmatica, ma ne ha una enormemente importante, psichica, "rassicurativa", è il richiamo dell' "io sono qui, tu dove sei?" tipico degli animali studiati da Konrad Lorenz, e cui bisogna rispondere. Se nessuno risponde vuol dire che ci si è persi. Perchè abbiamo bisogno di queste rassicurazioni così informali?

Quante delle connessioni attive attraverso i social software sono rassicurative e non pragmatiche?

E qual'è il prezzo da pagare per la continua richiesta di feed-back? Certamente significa il crollo dell'attenzione e della concentrazione (vedi il bel sito della Stone) ma in ultima analisi anche ammettere che disporre dell'attenzione degli altri per qualche minuto calma l'ansia temporanea, ma non risolve il problema di avere
l'attenzione *completa* e quindi un rapporto più profondo e significativo.
E quindi?
Twitter esiste e viene usato. Significa che risponde ad un bisogno che finora non aveva trovato il modo di esprimersi. Ma forse è anche la risposta più comoda e meno impegnativa. Ogni ora decine di contatti, ogni minuto leggo un altro frammento di vita..è come cambiare vita per pochi attimi. Cambiare tutto perchè nulla cambi.
Lo diceva anche Tancredi nel "Gattopardo".







lunedì 23 aprile 2007

il mio PLE mi ha chiesto una sigaretta

Confesso che la prima volta che ho scoperto il termine Personal Learning Environment è stato come dare finalmente un nome ad un qualche cosa che da sempre restava a livello subliminare senza mai emergere alla piena coscienza. Un software strutturato in modo tale che riesca a filtrare le informazioni dal Web selezionando da centinaia o migliaia di fonti differenti e le aggreghi in pattern per me significativi: non è meraviglioso? Basta che io dica al mio fido PLE quali sono i miei interessi di studio, lavoro o diletto... et voilà ecco come d'incanto ottengo ciò che voglio. Credo che la prima idea di un PLE per molti sia proprio questa, un software che magari, con il tempo evolva in una sorta di "agente intelligente". Alla mattina ti fissa negli occhi, accende una sigaretta, e con voce roca che ricorda vagamente Bogart recita: "ho capito quello che vuoi, certo è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo".
E' evidente che questa concezione di PLE deriva dritta dai film di fantascienza di serie B e sprigiona un certo fascino, ma direi fortunatamente possiamo scordarcela per almeno i prossimi vent'anni.

Quello che vedo emergere piuttosto è un'idea di PLE come software che integra flussi informativi e ne permette una selezione in base a keywords e, in un futuro prossimo, anche di una scansione automatica dei testi ad opera di algoritmi evoluti come la Latent Semantic Analysis o di qualche applicazione del Semantic Web.

Ma il punto di maggior valore sarà sempre quello legato alla rete sociale: la conoscenza codificata in testi è importante, ma più importanti ancora sono le persone che li hanno prodotti. Io voglio rimanere connesso ad un flusso dinamico e dialogico di persone che permetta dei feedback e risponda con sollecitudine sia alle mie richieste di aiuto che alle mie sollecitazioni.

L'agente intelligente Bogart dialoga con me, ma è come parlassi con me stesso. In realtà si è auto-modellato in base ai miei comportamenti, scelte, ideologie. Ricordo molti anni fa il successo di un programma, Eliza, del 1966, creato da uno dei guru dell'AI, che simulava così bene uno psicanalista on-line da diventare in breve tempo per gli studenti del campus una alternativa molto più economica, ma non certo efficace quanto uno psicanalista in carne ed ossa.
Noi esseri umani abbiamo bisogno di relazioni.
Il PLE deve favorirle e stimolarne la crescita, ma le relazioni dovrebbero essere selezionate non solo tra persone che la pensano come me, ma anche e sopratutto tra persone con un qualche grado evidente di difformità: sono le "differenze che producono una differenza” come acutamente notava Bateson. Non apprendo molto da chi la pensa esattamente come la penso io, apprendo di più da un confronto con chi ha opinioni differenti dalle mie: magari non cambio idea, ma mi costringe a pensare.

Senza rancore, Humphrey.