domenica 24 maggio 2009

Conversazioni e Learning Object

Lo ammetto sì: cinque o sei anni fa il paradigma dei Learning Object mi aveva in qualche misura affascinato. Rapidamente però mi ero reso conto che il fascino consisteva sopratutto in una rapida e comoda scorciatoia tecnologica, fatta di standard su cui SCORMarsi e sigle e metadati da compilare accuratamente, mentre i contenuti continuavano ad essere progettati, realizzati e fruiti alla vecchia, rassicurante maniera....
Tutto finito ormai, tutto andato, "...come lacrime nella pioggia".

Ma è veramente così? Ci sono ancora i Learning Object? O si sono trasformati, evoluti, sono mutati in qualche modo? E' chiaro che la crisi dei Learning Management System ha trascinato con sè anche i LO. Ma possiamo pensare a dei LO anche senza gli LMS?

La risposta sembra banale: certamente sì. Ma questo significa che devo riuscire a definire degli attributi che mi permettano di caratterizzare un LO e di distinguerlo da altro "materiale" che LO non è. Un LO ha finalità didattiche ben precise, ha dei contenuti strutturati per un target ben definito...Ovviamente poche risorse che troviamo nella Rete rispondono a tutti questi requisiti. A questi certamente no, ma se cambiamo il nostro paradigma relativo al processo di insegnamento/apprendimento e lo liberiamo dalle costrizioni tipiche dei corsi "istruzionisti" forse qualcosa si trova. Specialmente se pensiamo in termini di processo, di interazione e di contatto con esperienze e contesti reali.
Così che i LO non siano più solo una lettura, ma diventino una conversazione.

giovedì 14 maggio 2009

Il gatto è fuori dal sacco

Ci siamo il gatto è fuori dal sacco, come si dice. Il gigante dell'e-learning Blackboard, famoso LMS, ha annunciato l'acquisizione del suo principale avversario sul mercato americano, Angel Learning, per 95 milioni di dollari. ...segue interessante commento dell'articolista:

"C'è infine chi, in ambito e-learning, non è interessato a questa operazione. Si tratta di tutti quei docenti, formatori, che usano blog, wiki e social network per gestire i loro corsi e non hanno bisogno di "recintare" studenti all'interno di piattaforme LMS (o VLE). "

Questa news mi è arrivata attraverso un servizio a cui sono iscritte credo almeno qualche centinaia di migliaia di persone. In quella frase (mi vergogno un po' a dirlo) ci stanno condensate almeno tre mie pagine di teorie pedagogiche. L'ha detto con una piccola frase: "...non hanno bisogno di recintare.." e l'ha detto bene.
Forse veramente stiamo passando dalla centrale a carbone alla wind farm.

martedì 12 maggio 2009

Un Post-LMS manifesto

L'anno scorso scrivevo in un post della percezione diffusa a livello internazionale di tentare di superare il paradigma dell'e-learning basato esclusivamente all'utilizzo dei Learning Management Systems (LMS). Bene, questa percezione sta diventando un vero e proprio movimento di opinione: John Mott, tenta di sintetizzarlo in un "manifesto", post ripreso anche dal mitico Stephen Downes.
Ovviamente ci sono varie sfumature e posizioni. Personalmente ritengo che gli LMS
svolgano molto bene la loro funzione negli ambiti formali (scuola, università, azienda) ma al di fuori servono altri strumenti aperti, in grado di gestire la nostra interazione con il mondo, per comunicare e condividere risolvere problemi legati ai contesti di vita e professionali...cosa difficile da realizzare se si resta dentro un ambiente chiuso con login, password e amministratore di sistema.

domenica 26 aprile 2009

Storytelling con e senza Digital

Bene,

E' uscito finalmente il libro sul Digital Storytelling: è stata una esperienza di scrittura che mi ha veramente cambiato (e mi ha anche fatto faticare un bel po'). Più ricercavo articoli, esperienze e siti sull'argomento e più mi rendevo conto che lo storytelling è veramente uno strumento dalle potenzialità molto ampie.

Siamo così quotidianamente immersi nelle storie da non rendercene neanche conto. Molta della nostra comunicazione in realtà altro non è che un insieme di storie che raccontiamo e "ci" raccontiamo. Narrare le nostre esperienze ed ascoltare quelle degli altri ci aiuta a comunicare problemi e trovare soluzioni, a condividere emozionalmente concetti, a costruire la nostra identità sociale...e certo, questo accade anche in Rete.

Il "bravo" docente è anche una persona che sa raccontare in modo efficace le storie "giuste"? E..il "bravo" studente è anche quello che sa ascoltare e sopratutto raccontarsi meglio le sue esperienze di apprendimento (leggi metacognizione)? Ci sto lavorando.

giovedì 17 luglio 2008


Mi piaceva l'idea di scrivere prima o poi qualcosa sulla narrazione e sulle tecnologie, in fondo son un paio di anni che con gli studenti lavoriamo anche su questo tema. E' nata così la passione per il Digital Storytelling ed ecco il libro scritto assieme a Marina De Rossi. Quasi certamente la copertina non sarà questa, ma è carina e rende l'idea. Uscirà per la Carocci a fine anno nella collana "Le Bussole".

A chi è indirizzato il libro? Agli insegnanti, ma anche ai formatori aziendali e nelle organizzazioni. 

L'idea di fondo è che le persone possono utilizzare i media digitali per raccontare storie significative ricavandole dalle loro stesse vite: quindi autobiografie professionali, ma anche racconti di persone che appartengono a comunità per creare on-line una memoria permanente.

E ancora la narrazione digitale come modalità naturale per comunicare le pratiche situate, tipiche dell’esperienza di vita di ciascuno e quindi utilissima come modalità didattica complementare a quella tradizionale centrata solo sui testi. Una didattica narrativa efficace anche in contesti scientifici e non solo umanistici: diceva Bruner: "staccare la scienza dalla narrazione è stato un errore ", bene vediamo allora  di rimediare. 

venerdì 25 gennaio 2008

Il Papa, la Sapienza e...Wikipedia




Scrivo questo post non tanto per entrare nella discussione sui rapporti burrascosi tra Scienza e Fede, che intercorrono ormai da quasi 2000 anni, quanto per rilevare un fatto importante che forse per la prima volta afferma l'importanza che ha assunto Wikipedia nell'universo degli artefatti culturali condivisi dalla nostra società.

Mi riferisco alla frase incriminata, trovata appunto su Wikipedia, sulla quale i professori della Sapienza hanno costruito parte del loro attacco nei confronti del Papa :

"Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, riprese un'affermazione di Paul Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto»

Secondo molta stampa e molti blog la citazione, tratta dell’e­pistemologo Paul K. Feyerabend, avulsa dal contesto del discorso, era fuorviante e Ratzinger in realtà avrebbe contestato affermando praticamente l'opposto.

Il "meme" che trapela dalla burrascosa vicenda è quindi che Wikipedia si conferma non attendibile, uno strumento che si presta a frodi intellettuali (!) eccetera eccetera...

Io penso invece che questo episodio consacri Wikipedia come strumento ormai accettato ed utilizzato non più solo da qualche blogger o navigatore distratto, ma proprio come elemento fondamentale della cultura partecipata della Rete nella quale siamo immersi.
Sono convinto perciò che da ora in poi il Vaticano presidierà con occhio attento tutto ciò che lo riguarda all'interno di Wikipedia.

Le critiche si spegneranno e la concezione di Wikipedia come fonte di una "cultura di serie B" si trasformerà nella consapevolezza che essa non vuole sostituirsi alle enciclopedie tradizionali ma semplicemente è stata la risposta dal basso alle esigenze degli utenti della Rete che avevano bisogno di uno strumento veloce, facile da utilizzare, partecipativo e...privo di costi nella consultazione. Wikipedia non è "migliore di Britannica" sono due cose diverse, Wikipedia è adatta alle correnti esigenze della Rete: quando non lo sarà più verrà sostituita da qualcos'altro più adatto.
Se Britannica (che è una società a fine di lucro) vuole competere con Wikipedia sul piano della Rete, ha già perso: su Wikipedia può essere creato un articolo in meno dicinque minuti su di un qualsiasi argomento, Britannica ha bisogno di mesi. I costi di un "presidio permanente" di questo tipo sarebbero enormi. Come scrive C. Shirky la bibbia di Gutemberg era certamente meno bella di quelle create dagli amanuensi, veri artisti, così come il modello "T" di Ford era un'auto spartana rispetto alle ammiraglie dell'epoca, e così anche Wikipedia: è brutta, qualche volta può dare dei problemi, ma in generale funziona, è facilmente accessibile, si può condividere, non costa nulla. Britannica invece è bella, costosa, di difficile accesso (chi ce l'ha a casa?) e sopratutto non posso postare un suo articolo ad un altra persona senza incorrere nei problemi di CopyRight.
Britannica e Wikipedia stanno su due rami diversinell'albero dell'evoluzione degli strumenti di condivisione della conoscenza.

venerdì 9 novembre 2007

Un Corso di Perfezionamento su Social Software e Web 2.0 per la Didattica

















Iniziamo allora questa avventura. Abbiamo già molti iscritti e la cosa mi fa piacere perchè evidentemente il tema è molto sentito. Speriamo di riuscire a costruire assieme un Corso efficace e ricco di stimoli. Io ci credo. Qui sotto tutte le informazioni per chi volesse partecipare a questa esperienza.

OBIETTIVI

Il profilo che si intende formare riguarda una figura esperta nella conoscenza e nella gestione delle funzioni del Web 2.0 secondo un modello collaborativo, basato sui software sociali per la creazione e la condivisione di risorse on-line. Oggi infatti chi apprende deve riuscire a "costruire" il proprio ambiente di apprendimento sia attraverso l'aggregazione di stimoli che provengono dalle tradizionali istituzioni educative, sia con il ricco universo informale della Rete, in continua evoluzione.

La "vision" del corso si situa perciò in quest'ottica di appropriazione del rapido mutamento tecnologico, che tende a modificare i contesti dell'apprendimento tradizionali, e vuole nel contempo suggerire una riflessione critica sul valore aggiunto dei social software: si tratta cioè di imparare a costruire dei veri e propri "Personal Learning Environment" (PLE), ovvero degli ambienti che ci permettano di gestire in maniera adeguata il nostro processo di relazione sociale e di life-long learning nella Rete, e al tempo stesso di acquisire le competenze per poterne guidare la costruzione in ambiti formativi e didattico-disciplinari.

Il corsista alla fine del percorso avrà quindi la capacità di conoscere, valutare e gestire strumenti del Web 2.0 , curando in modo particolare:

-la loro integrazione nello specifico contesto di lavoro(Aziende, Pubbliche Amministrazioni, Università, Scuole, Agenzie di formazione professionale, ecc.);

-l'organizzazione metodologica e culturale dei contenuti disciplinari (strutturazione di moduli ecc.) e le dinamiche comunicative (interazione, processi) a supporto dei processi di apprendimento in rete;

-i criteri di selezione e gestione delle risorse impiegate in rete;

-i criteri di valutazione e monitoraggio dei relativi interventi formativi.

Le attività del corso saranno sviluppate in un ambiente software atto a costruire tra i corsisti stessi una comunità di apprendimento utile per la condivisione di percorsi di lavoro comuni, esperienze condivise, scaffolding reciproco.

ATTIVITà DIDATTICA
I moduli didattici si svolgono da gennaio a settembre con attività collaborative guidate in ambiente online ; segue una fase di attività individuale o di piccolo gruppo (project work), con il supporto di tutor esperti.

Il project work sarà finalizzato alla sperimentazione diretta di quanto appreso nei moduli, ed all'incontro finale.

Il corso è finalizzato alla formazione della figura esperto nella gestione di Social Software e Web 2.0 per la didattica.

Il percorso formativo complessivo si compone di moduli didattici elementari per l'acquisizione delle necessarie competenze per utilizzo e gestione dei più recenti software e servizi su Web finalizzati alla:

- costruzione collaborativa della conoscenza (Wiki, Wikipedia);
-
comunicazione e condivisione (Blog, podcasting, video e Digital Storytelling);
-
condivisione di risorse (immagini, link, libri: Flickr, Delicious, LibraryThing, Anobii);
-
ricerca, selezione e aggregazione di informazioni (funzioni di Google, RSS e NewsReaders, NetVibes ed altri aggregatori);
-
informazioni georeferenziate (Google Earth e le mappe condivise).
-
costruzione di Reti Sociali (Ning ed altri)


Dall'integrazione di questi conoscenze e competenze, attraverso specifiche attività di "mashups " (un'applicazione web di tipo ibrido, cioè tale da includere dinamicamente informazioni o contenuti provenienti da più fonti) si sviluppano le competenze di base della figura che il corso di perfezionamento intende formare, e si forniscono nel contempo le basi teoriche e concrete per poter costruire con esse delle vere e prorie comunità di pratiche on-line.

Per l'iscrizione ed altre informazioni:
http://www.educazione.unipd.it/perfezionamento/social_software/iscrizione.html


I S C R I Z I O N E
La scadenza delle domande di ammissione è fissata per il giorno 17 dicembre 2007 (ore 10.00 chiusura procedura on-line – ore 13.00 consegna domanda cartacea). La quota di iscrizione ammonta a 523,12 euro.Il numero minimo di iscrizioni al Corso è pari a 15, il massimo a 100.

La struttura alla quale il candidato deve consegnare o spedire la domanda è: Servizio Formazione Post Lauream, Via Ugo Bassi 1 – 35131 Padova. Orari di apertura sportello: tutte le mattine dal lunedì al venerdì dalle10.00 alle 12.30, il martedì anche dalle 15.00 alle 16.30, il giovedì orario continuato dalle 10.00 alle 15.00. Saranno accettate solo le domande inserite via web (www.unipd.it/unienter), stampate, firmate in originale e pervenute all’indirizzo indicato entro e non oltre le ore 13.00 del 17 dicembre 2007.

La busta dovrà recare la seguente dicitura: “contiene documentazione per il corso in Social software e web 2.0 per la didattica.”. Utilizzare l’etichetta fornita con la domanda di iscrizione.

I N F O R M A Z I O N I
Telefono: 049 8271736……………………………
E-mail: news.formazione@scform.unipd.it
www.educazione.unipd.it/social_software